Svuotata e impotente.

Non ci riesco. La mia anima accoglie e ospita volentieri i "tumori" altrui. Essi sodalizzano e mi riportano nel buco nero all'istante. Mi sento così impotente forse anche di più che nei miei confronti.
Mi sento dilaniare. Come se la ferita in costante suppurazione avesse ripreso a sanguinare. Goccia a goccia per poi lasciarmi vuota. Svuotata e apatica. Non ci vuole niente. Basta anche solo una lacrima. Una parola detta. Uno sguardo letto al di là delle apparenze.
Oh caro mio radar, io ti sono sempre riconoscente per quello che mi dai. Ma ogni tanto mi piacerebbe riposare e non essere catapultata in mondi oscuri che vanno al di là dei miei. I miei lo sono già fin troppo. La mia mente brama riposo. La mia mente continua a lottare con l'anima tumorata e ne esce sempre più sconfitta. Sempre più martoriata.
Cosa posso fare? Cosa posso farci? Niente. Solo andare avanti giorno per giorno.
Dall'altra la mia anima tumorata gode nell'essere nutrita con altri tumori. Ne vuole di più e pretende che lei e quest'altra facciano un tutt'uno della loro sofferenza fino a sparire. Ma l'altra anima non vuole. Ha un blocco. Ha un rifiuto. Ha una chiusura. L'altra anima sofre in silenzio e da sola e scappa da tutti. Ogni piccolo barlume concquistato all'interno della corazza viene spento in un baleno. Mi sento molto triste per questo e impotente. E consapevole (vivendolo su me stessa) che solo lei stessa si può aiutare a sopravvivere e riconoscere di stare male. Di dilaniarsi giorno per giorno.
Che non c'è niente di male se qualcuno entra e ti da un soffio di speranza. Che forse ci si riesce a convivere ed è già un passo avanti.
Solo rifiuto e barriera. Solo corazza e via.


......

La mia confusione mi fa capire tante cose che volevo deliberatamente far tacere.
O forse è solo la sindrome di Stoccolma che parla o il mio innato masochismo. Mah.....

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