Visualizzazione post con etichetta Vita quotidiana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vita quotidiana. Mostra tutti i post

mercoledì 2 settembre 2026

Trasmutare il caos in infinito: Yayoi Kusama e l’arte come cura dell’anima

La scomparsa di Yayoi Kusama, avvenuta lo scorso 14 agosto 2026 all'età di 97 anni a Tokyo (con la notizia resa nota verso la fine del mese), segna la fine di un’epoca per l’arte contemporanea. Ma più che il rimpianto, ciò che rimane è la testimonianza straordinaria di come la fragilità mentale possa diventare una forma suprema e inesauribile di creazione visiva.

Kusama non è stata soltanto la celebre "Regina dei pois". È stata, soprattutto, un’artista che ha trasformato l’angoscia, le allucinazioni e il dolore in un linguaggio estetico universale.

Un'infanzia complessa: la genesi dell'ossessione

A differenza di quanto si potesse immaginare, l'infanzia di Yayoi Kusama nella città di Matsumoto non è stata felice né serena. Cresciuta in una famiglia benestante ma severa e rigida, Kusama dovette affrontare una madre abusiva e un clima familiare segnato da forti tensioni.

Fu proprio attorno ai 10 anni che manifestò i primi episodi allucinatori: visioni di motivi floreali o reticolati che prendevano vita, espandendosi a dismisura fino a inghiottire lo spazio circostante e la sua stessa figura. Per difendersi da questa sensazione di totale sopraffazione, la giovane Yayoi iniziò a disegnare ciò che vedeva. Dipingere i punti e le reti ripetitive diventò il suo unico scudo, l'unico modo per dare una forma finita a un terrore altrimenti ingovernabile.

Il ricovero volontario nel 1977: il manicomio come rifugio di creazione

Dopo la parentesi a New York negli anni ’60, intensa, carica di rottura ma anche di forte isolamento e incomprensione da parte del sistema dell'arte, Kusama fece ritorno in Giappone afflitta da una profonda crisi depressiva.

Nel 1977, compì una scelta di straordinaria consapevolezza: decise di auto-ricoverarsi volontariamente presso l’ospedale psichiatrico Seiwa a Tokyo. Da quel momento, l'ospedale è diventato la sua casa e la sua dimora d'elezione per quasi cinquant'anni.

Lontano dall'essere una prigione, per lei la struttura sanitaria si è rivelata un porto sicuro, un luogo di protezione dalle sovra stimolazioni del mondo esterno. Lì, affiancata da una routine terapeutica e dal suo studio di pittura situato a pochi passi dalla clinica, Kusama ha continuato a creare fino agli ultimi giorni di vita, dimostrando come la salute mentale non debba essere un limite alla creatività, ma possa trovare nell'arte una via di sublimazione e catarsi.

Specchi, ripetizioni e l'eco dell'anima

Nelle sue celebri "Infinity Mirror Rooms" e nelle sue installazioni, l'ossessione visiva si tramuta in meraviglia. I giochi di specchi, le luci ritmiche e le ripetizioni compulsive di pois sfondano i limiti fisici delle pareti per restituire un’immagine fedele del suo universo interiore: una mente affollata, densa di visioni e aperta verso l'infinito.

Attraverso il processo di "self-obliteration" (auto-annullamento), Kusama non cancella se stessa, ma si fonde con il tutto, superando la paura della frammentazione psichica per trasformarla in condivisione poetica.

Incontro con l'infinito: le mie tappe con Yayoi Kusama

  • Milano - Piazza San Babila e collaborazione con Louis Vuitton, Creating Infinity a gennaio 2023
In quest'occasione ho potuto cogliere da vicino le famose zucche a pois in tantissime versioni e come le ripetizioni portino il cervello (non so se solo il mio o quello di tutti) quasi a calmarsi nonostante i colori e gli accostamenti alle volte psichedelici.
Inoltre vedere le iconiche zucche a pois nel cuore di Milano ha mostrato come il suo mondo interiore sia arrivato a dialogare con la dimensione urbana e pubblica.
Trovarsi all'interno delle sue stanze di specchi e luci alla Tate Modern di Londra è stato un momento di forte impatto emotivo ed in alcuni momenti molto estraniante. Inoltre ho potuto conoscere per la prima volta la storia della sua vita perché nella mostra c'erano molti approfondimenti testuali, fotografici e video.
Delle tre è stata la visita forse più frenetica e meno approfondita. Mi ha deluso un po'. Non per l'opera dell'artista ma per l'allestimento misero e il richiamo puramente commerciale della cosa in occasione di Bergamo e Brescia città della cultura 2023.

Un'affinità profonda: da Kusama ad Alda Merini

Sentirsi affini a una figura come Yayoi Kusama o come la poetessa Alda Merini, significa riconoscere l'intima connessione che unisce la vulnerabilità della psiche alla forza generativa dell'espressione artistica. Entrambe hanno vissuto l'esperienza dell'isolamento e del manicomio, ma nessuna delle due ha permesso che il proprio disturbo definisse il confine delle proprie capacità.

Al contrario, hanno trasformato la sofferenza interiore in un dono: una sensibilità profonda e fuori dal comune, capace di far riflettere chiunque si trovi ad osservare una tela a pois o a leggere una poesia. L'arte di Kusama ci ricorda che anche all'interno del caos mentale più fitto è possibile trovare una luce immensa e infinitamente bella.

Nota sulle immagini: le prime due immagini presenti nell'articolo sono state reperite su Wikipedia (ritenute di pubblico dominio). Tutte le fotografie scattate durante le mostre a Milano, Londra e Bergamo, sono di mia esclusiva proprietà e realizzate da me.

venerdì 26 giugno 2026

Dietro la tela di Vincent: verità, tormento e l'anima che ha conquistato il mondo

Ho sempre avuto un'innata attrazione per le vite degli artisti che amo. Mi piace scavarne la sensibilità, cercare di capire cosa si nascondesse dietro i loro occhi prima ancora che le loro mani toccassero i pennelli. Come artista, sento un legame che va oltre il tempo con molteplici artisti. In questo articolo voglio trattare la mia relazione con Vincent van Gogh. La mia non è un'affinità legata al suo stile pittorico o alla tecnica in sé, ma una vicinanza intima e profonda con la sua anima e con la sua ipersensibilità. È una dimensione emotiva che conosco da vicino, che fa parte di me e che mi porta a percepire ogni sfumatura del mondo in modo incredibilmente amplificato. Quando guardo la sua storia, vedo un uomo che ha vissuto sul filo di questa sensibilità estrema, ignorato da tutti in vita e diventato leggenda solo dopo la morte.

Ma quanto c’è di vero nel mito del "genio folle"? Guardando oltre la superficie romantica, ho voluto approfondire la sua storia attraverso le lettere e i fatti documentati, e le risposte che ho trovato mi hanno toccato nel profondo.

Genio e follia vanno davvero a braccetto?
Esiste questo stereotipo romantico secondo cui la pittura di Van Gogh sia il frutto diretto della sua pancia, uno sfogo incontrollato di pura follia. Le fonti storiche, a partire dalle sue lettere al fratello Theo, ci dicono l'esatto contrario.
Vincent creava nonostante la sua malattia, e mai grazie a essa. Quando arrivavano le crisi psichiatriche (che la medicina moderna attribuisce a un mix di disturbo bipolare, epilessia e scompensi legati all'assenzio e alla malnutrizione), Vincent non riusciva a toccare i pennelli. Ne era terrorizzato, paralizzato.
La sua arte era un atto di estrema lucidità e disciplina. Ogni accostamento di colore, ogni direzione della linea era studiata applicando la teoria dei contrasti complementari con una precisione quasi scientifica. La pittura per lui era l'ancora di salvataggio, lo sforzo immenso di un'anima ipersensibile per imporre l'ordine sul caos interiore.
Forse questa è una delle cose da cui maggiormente mi discosto da lui. Le mie crisi psicotiche sono spesso calmate o alleggerite dal disegno e dalla mia arte. L'idea di stare senza al contrario mi riempie di angoscia e mi sento come se mi mancasse l'aria. Per inciso sono certa che spesso genio e follia vadano a braccetto. Possono dire quello che vogliono…ma io ne rimango assolutamente convinta.

Il mistero dell'orecchio: scelta compositiva o crollo emotivo?
Fonte: Wikipedia
Esiste una teoria suggestiva secondo cui Vincent si sia tagliato l'orecchio deliberatamente per scopi legati alla composizione di un quadro. La realtà storica, purtroppo, è molto più dolorosa ed è legata a un crollo psichiatrico violento.
Il 23 dicembre 1888, ad Arles, dopo mesi di convivenza forzata e tensioni artistiche ed emotive insostenibili con Paul Gauguin, Vincent ebbe un gravissimo episodio psicotico, acuito dalla paura dell'abbandono (Gauguin aveva annunciato di voler partire). In preda alle allucinazioni, si recise gran parte dell'orecchio sinistro.
L'atto in sé non fu una scelta artistica consapevole, ma lo divenne ciò che accadde dopo. Quando tornò dall'ospedale, dipinse il celebre Autoritratto con orecchio bendato. Quella sì che fu una scelta consapevole: dipingersi ferito, ma con il pennello in mano e lo sguardo fermo, era il suo modo di comunicare al fratello Theo e al suo medico che era tornato in sé, che la pittura lo stava guarendo e che era pronto a ricominciare.

I capolavori nati tra le mura del manicomio
Fonte: Wikipedia

È storicamente vero: molti dei quadri più straordinari e vibranti di Van Gogh, inclusa la celeberrima Notte Stellata, sono nati all'interno di un istituto di cura.
Nel maggio del 1889, cosciente della propria fragilità e devastato dagli attacchi, Vincent decise di farsi ricoverare volontariamente nell'ospedale psichiatrico di Saint-Paul-de-Mausole a Saint-Rémy-de-Provence. Il motivo era puramente di sopravvivenza: cercava un luogo protetto dove non dover pensare alla gestione quotidiana della vita, che lo schiacciava.
Lì i medici gli concessero una stanza extra da usare come studio. Notte Stellata è nata proprio guardando fuori dalle sbarre della finestra della sua camera, prima del sorgere del sole. Non potendo uscire di notte, Vincent ha fuso la realtà di quel paesaggio provenzale con i suoi ricordi d'infanzia in Olanda e con il tumulto della sua interiorità. Il manicomio non fu una prigione per la sua arte, ma un santuario in cui la sua creatività fu protetta e libera di esplodere.

Jo van Gogh-Bonger: l'anima dietro il mito
Fonte: Wikipedia
Arriviamo alla domanda finale, forse la più cruciale: se sua cognata non avesse fatto marketing, oggi conosceremmo Van Gogh?
La risposta, con grandissima probabilità storica, è no. Saremmo davanti a uno dei tanti geni dimenticati dal tempo.
Quando Vincent morì nel luglio del 1890, seguito appena sei mesi dopo dal fratello Theo (che era il suo unico sostenitore economico ed emotivo), centinaia di tele accumulatesi nei magazzini passarono nelle mani di Jo van Gogh-Bonger, la giovane vedova di Theo. Jo si trovò da sola, con un neonato e un'eredità di quadri considerati da molti "spazzatura di un pazzo".
Ma Jo fece qualcosa di straordinario che andò ben oltre il semplice marketing commerciale:
Strategia mirata: Rifiutò di svendere i quadri in blocco. Cominciò a prestarli per mostre d'avanguardia selezionate, facendone salire il valore culturale.
La forza della narrazione: Capì che per amare l'arte di Vincent bisognava comprendere la sua anima. Nel 1914 pubblicò l'intera corrispondenza tra Vincent e Theo.
Fu la pubblicazione di quelle lettere a cambiare tutto. Il pubblico non vide più solo macchie di colore accese, ma lesse il dolore, la poesia, il panteismo e l'amore viscerale per la natura e per gli ultimi che Vincent metteva su carta. Jo ha costruito il ponte emotivo tra il tormento di Vincent e il cuore del mondo.

Alcune tra le più belle lettere di Van Gogh
Fonte: Wikipedia
Io sono un uomo passionale, portato a fare cose più o meno insensate, delle quali mi capita più o meno di pentirmi. Delle volte tendo a parlare o ad agire con un po’ troppa fretta, quando invece sarebbe meglio aspettare e portare pazienza.
Autunno, 1882. Sento in me una tal forza creativa che sono sicuro verrà il giorno in cui sarò in grado di produrre regolarmente ogni giorno cose buone. Passo di rado una giornata senza far niente, ma ciò che faccio non è ancora quello che vorrei. Mi capita tuttavia di provare l’impressione che ben presto sarò in grado di creare opere remunerative, e non mi stupirei se questo accadesse da un giorno all’altro. In ogni caso, sento che la pittura ridesterà ancora, indirettamente, qualcosa in me.
Settembre, 1888. Guardare le stelle mi fa sempre sognare, così come lo fanno i puntini neri che rappresentano le città e villaggi su una cartina. Perché, mi chiedo, i puntini luminosi del cielo non possono essere accessibili come quelli sulla cartina della Francia? Come prendiamo il treno per andare a Tarascona o a Rouen, così prendiamo la morte per raggiungere le stelle.
Settembre, 1888. Tu sei buono verso i pittori e, sappilo bene, più ci rifletto, più sento che non vi è nulla di più realmente artistico dell’amare il prossimo. (...) Per il momento non trovo ancora i miei quadri abbastanza buoni, in rapporto ai vantaggi che ho avuto da te. Ma quando saranno abbastanza buoni, ti assicuro che tu li avrai creati quanto me: il fatto è che noi li fabbrichiamo in due.
Esplorare la vita di Vincent mi fa capire quanto l'arte sia un filo sottile teso sopra un abisso. Van Gogh non era un folle che gettava colori a caso su una tela; era un uomo dotato di una sensibilità così profonda da risultare dolorosa per il mondo rigido in cui viveva. Per me, che vivo l'arte in modo emotivo ed emozionale e mi riconosco così tanto in questa ipersensibilità dell'anima, la sua storia è una carezza e una conferma. Ci ricorda che la vulnerabilità che a volte spaventa il mondo non è un difetto o una debolezza, ma la sorgente più pura e profonda della nostra creatività. Vincent era un uomo che, grazie alla dedizione d'amore di una donna che ha saputo ascoltare i suoi silenzi, oggi continua a parlare direttamente al cuore di ognuno di noi.

lunedì 1 giugno 2026

Come unire due sogni con la mia candidatura al Kyoto Art Retreat 2026


Come sa chi mi conosce ma anche solo chi segue il mio percorso anche da poco, la mia arte si nutre di emozioni, di paesaggi interiori e della necessità profonda di imprimere sulla carta quello che sento dentro. Il mio sogno più grande in assoluto è questo: affermarmi come artista contemporanea a livello internazionale, riuscendo a far viaggiare la mia voce e la mia visione, la mia arte ovunque.

In questi giorni è apparsa un’opportunità che sembra chiamarmi, un tassello che unisce questo percorso a un altro grande sogno personale che custodisco da sempre: il Giappone.

Si tratta del Kyoto Art Retreat che si terrà a novembre. Se venissi selezionata, avrei la possibilità di fare una residenza d'artista di 30 giorni interamente finanziata. Immergermi in un ambiente totalmente nuovo, creare e mettere la mia anima sulla carta in un luogo che risuona così tanto con la mia sensibilità e con il mio legame con la natura… è esattamente ciò di cui ho bisogno in questo momento della mia crescita professionale ma soprattutto artistica e di vita.

La scadenza per inviare l'applicazione è il 17 luglio. La residenza copre quasi tutto, ma c'è una quota di iscrizione iniziale di 81,83 euro obbligatoria.

Io ci proverò in ogni caso, mettendoci tutta la mia energia. Ma muoversi come artista indipendente è una sfida complessa, e per questo ho deciso di aprire un piccolo spazio di condivisione su Ko-fi. Non si tratta di una richiesta a fondo perduto, ma di uno scambio artistico: desidero che la mia arte entri nelle vostre case. Per questo, a ogni singola donazione (anche solo il valore di un "tè matcha" simbolico) corrisponderà un mio ringraziamento speciale, una cartolina d'artista o un piccolo disegno originale su carta di recupero, proporzionale al vostro sostegno.

Aiutarmi a coprire questa quota significa aprire insieme questa porta verso il mondo. Anche se non dovessi essere presa, provarci fa parte del viaggio e della mia crescita. Grazie di cuore a chiunque deciderà di camminare al mio fianco e di far parte di questo sogno. 🖤

Con gratitudine e amore,
Valeria

martedì 28 aprile 2026

Il viaggio di una capsula 👁️✨

Sguardi e backstage: il processo creativo dietro ogni fotogramma.
Questo racconto animato nasce da un momento di estrema fragilità e trasforma un'esperienza invasiva in un viaggio surreale.

Attraverso la stratificazione di materiali come la polvere dei pastelli, il segno dei pastelli a olio, le ombre della fusaggine e i guizzi del pennarello bianco, il mio stomaco si è trasformato in un teatro vibrante. È un paesaggio popolato da presenze curiose, sentinelle fluttuanti che scrutano ogni elemento estraneo con sospetto e meraviglia.

È la mia risposta creativa allo stress. Trasformare il timore in una danza stramba e il disagio in un'opera che respira attraverso il colore e la materia significa credere che la bellezza possa sbocciare anche nei posti più bui.

 

lunedì 27 aprile 2026

CITE 58

 

"Non dipingo quello che vedo, ma quello che ho visto. Il disegno non è la forma, è il modo di sentire la forma." 
Edvard Munch
#giornatamondialedeldisegno

lunedì 23 marzo 2026

Mille occhi...fuori e dentro di me...

L’arte non è mai un percorso solitario, anche quando nasce dal silenzio dei propri pensieri. Con la mostra "Echi Interiori", ho voluto aprire una finestra su quel dialogo costante tra ciò che mostriamo al mondo e ciò che custodiamo nel profondo.

Il viaggio verso l'essenza

Spesso ci muoviamo nel mondo indossando maschere invisibili. In questa collezione, ho cercato di moltiplicare gli sguardi — mille occhi per spogliarsi di ogni artificio e ritrovare la propria vera essenza. È un viaggio dove il confine tra il reale e il sogno sfuma, permettendo a quel subbuglio interiore, spesso così difficile da spiegare a parole, di trovare finalmente una sua forma visiva.

Creare nel caos

Fuori e dentro di me regna spesso il caos. È un’infinità di parti che si muovono, cambiano e collidono. Eppure, davanti alla carta e ai colori, quel rumore bianco si trasforma in voce.

L’arte è diventata il mio approdo sicuro: una forza potente, l'unica capace di mantenermi connessa alla realtà e autenticamente viva, nonostante le tempeste emotive. Nelle opere esposte, ogni segno è un tentativo di dare ordine all'indefinibile.

L’unione come forza creativa

Nessun viaggio è completo senza qualcuno con cui condividerlo. Questa mostra è anche il manifesto di un'amicizia che si fa arte. Siamo unite nel creare e nel sostenerci; la nostra forza risiede proprio in questa capacità di amare ciò che facciamo e chi siamo.

Sono infinitamente grata per questo cammino condiviso tra gioie e sfide. Abbiamo scoperto mondi nuovi, sia fuori che dentro di noi, e portarli alla luce insieme ha reso ogni opera più densa di significato.

domenica 1 marzo 2026

ECHI INTERIORI. Lo spazio che accade.

14-22 MARZO 2026  “ECHI INTERIORI. Lo spazio che accade” Mostra di arte contemporanea con il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Arosio.   Valeria Boffi Vera Gafforelli Reika Veronica Veneroni Francesca Tassano  VERNISSAGE Sabato 14 marzo Ore 17.00  Sala Museale "Il Castello", via Grazioli 17, Arosio (CO)  ORARI Sabato e Domenica - 10:00 / 13:00 - 15:00 / 18:00 Dal Lunedì al Venerdì - su appuntamento  INGRESSO LIBERO
Eccoci di nuovo!

Con immenso piacere sono a presentare la nostra nuova mostra che si terrà ad Arosio (CO) dal 14 al 22 marzo 2026.

Vi aspettiamo dal 14 marzo alle ore 17:00 per scoprire una parte dei nostri echi interiori alla base della nostra ricerca artistica.

✨ In locandina tutti i dettagli. ✨