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giovedì 2 luglio 2026

Un universo senza compromessi: la lucidità visiva di Wes Anderson

Entrare nel cinema di Wes Anderson significa accettare un invito a varcare i confini della realtà ordinaria per abitare un diorama vivente. Spesso si sente dire che il regista texano abbia "perso smalto", che la sua estetica si sia trasformata in una gabbia di manierismi vuoti o in una sterile ripetizione. Eppure, a uno sguardo più profondo, appare chiaro il contrario: Anderson è sempre estremamente lucido. I suoi film non sono repliche fini a sé stesse, ma tasselli, episodi di un unico, immenso macrocosmo interiore che vive da sempre nella sua mente e che lui, con delicatezza e ostinazione, mette su pellicola.
Il suo stile è così netto, spiccato e rigoroso da non ammettere mezze misure: o lo si ama o lo si odia. Per chiunque faccia dell'arte il proprio linguaggio, questo non è un limite, ma il traguardo più grande. L'unica vera sconfitta per un artista è l'indifferenza, una reazione che davanti alle sue inquadrature semplicemente non può esistere. Anderson costringe a prendere una posizione, a farsi travolgere o a respingere il suo mondo, ma mai a ignorarlo.

Il ricordo: un'esperienza strabiliante alla Fondazione Prada
L'ossessione per il dettaglio e la capacità di plasmare il mondo reale secondo una visione geometrica e cromatica precisa trovano la loro massima espressione non solo sul grande schermo, ma anche nello spazio fisico. Impossibile dimenticare l'emozione provata diversi anni fa a Milano, visitando la straordinaria mostra "WES ANDERSON | JUMAN MALOUF: IL SARCOFAGO DI SPITZMAUS E ALTRI TESORI" presso la Fondazione Prada, allestita tra il 2019 e l'inizio del 2020.

Insieme a Juman Malouf, Anderson ha orchestrato una vera e propria Wunderkammer (camera delle meraviglie) che ha scardinato ogni convenzione museale classica. Più di 500 oggetti e opere d'arte, sottratti alla penombra dei magazzini di Vienna, sono stati disposti secondo accostamenti cromatici, analogie geometriche e insospettabili simmetrie emotive. L'esposizione, priva delle tradizionali didascalie esplicative, spingeva il visitatore a guardare davvero: teche visibili solo dall'alto, piccoli tesori adagiati a pochissimi centimetri dal pavimento e una penombra suggestiva che esaltava i colori accuratamente scelti per le pareti. Lì è apparso evidente come la sua estetica non sia un semplice trucco cinematografico, ma un modo totalizzante di percepire l'esistenza e la memoria.

L'atlante visivo: la filmografia completa
Ecco un viaggio cronologico attraverso la sua produzione da regista, focalizzato non sulle trame, ma sulla sua evoluzione visiva, concettuale e sulla sua costante urgenza espressiva.

I lungometraggi: capitoli di un unico mondo
  • Un colpo da dilettanti (Bottle Rocket) – 1996 L'embrione di tutto il suo cinema. Pur con i limiti produttivi dell'esordio, la visione del regista si manifesta nell'eccentricità candida dei personaggi e nei primi accenni di inquadrature simmetriche. È la genesi di un microcosmo naïf che cerca il suo spazio nel mondo (l'unico da me non ancora visto).
  • Rushmore – 1998 Qui Anderson definisce la sua grammatica: la simmetria millimetrica diventa lo specchio dell'isolamento emotivo e dell'ambizione adolescenziale. Il mondo si trasforma per la prima volta in un palcoscenico teatrale malinconico ed elegante.
  • I Tenenbaum (The Royal Tenenbaums) – 2001 L'apoteosi cromatica del trauma familiare. Ogni personaggio è racchiuso nella sua uniforme visiva immutabile e gli spazi della casa sono sezionati come una casa delle bambole. La disfunzione diventa pura armonia visiva e dolorosa tenerezza.
  • Le avventure acquatiche di Steve Zissou (The Life Aquatic with Steve Zissou) – 2004 Il mare come palcoscenico artificiale e fiabesco. La celebre sezione della nave Belafonte mostra la maestria del regista nel costruire spaccati architettonici in cui l'elaborazione del lutto galleggia tra sfumature di azzurro e giallo ocra.
  • Il treno per il Darjeeling (The Darjeeling Limited) – 2007 La ricerca spirituale si scontra con la rigidità di una palette di colori caldi e saturi. La visione si concentra sullo spazio compresso e geometrico del treno, metafora di legami fraterni da cui è impossibile fuggire.
  • Fantastic Mr. Fox – 2009 Il primo passaggio alla stop-motion rivela la natura profondamente artigianale del suo cinema. La manualità tattile dell'animazione sposa una visione autunnale e simmetrica, dove gli istinti primordiali e la civiltà si fondono in un microcosmo di peli e cartone.
  • Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore – 2012 Una partitura visiva perfetta dedicata alla purezza del primo amore. L'isola di New Penzance diventa una mappa geografica e sentimentale dettagliatissima, dominata da caldi toni pastello, verdi boschivi e simmetrie che proteggono l'innocenza dall'infelicità degli adulti.
  • Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel) – 2014 L'opera totale in cui la nostalgia per un'Europa perduta si trasforma in una maestosa torta nuziale rosa e viola. I diversi formati d'immagine scandiscono le epoche storiche, rivelando una lucidità geometrica che tenta disperatamente di proteggere la bellezza dalla barbarie del tempo.
  • L'isola dei cani (Isle of Dogs) – 2018 Una distopia stop-motion rigorosa, fortemente influenzata dal cinema e dall'arte giapponese. La visione architettonica si fa più cupa, geometrica e spigolosa, esplorando l'emarginazione attraverso una composizione dell'inquadratura quasi monumentale.
  • The French Dispatch – 2021 Il feticismo per la parola stampata diventa un quadro vivente. Il film si struttura visivamente come le pagine di una rivista: un labirinto denso e stratificato di dettagli in cui ogni singola inquadratura racchiude un'opera d'arte autonoma e preziosa.
  • Asteroid City – 2023 Un deserto color turchese e giallo sabbia che si trasforma in un metateatro esistenziale. Anderson riflette sul dolore, sulla solitudine e sull'ignoto isolando i personaggi in una scenografia artificiale abbagliante, dimostrando una maturità filosofica disarmante dietro la facciata pastello.
  • La trama fenicia (The Phoenician Scheme) – 2025 Un'incursione affascinante nei territori del noir e della spy-comedy che indaga le ossessioni e i limiti del grande capitalismo. Con una fotografia densa e un ritmo millimetrico, Anderson destruttura le ambizioni umane in un'atmosfera elegante e crepuscolare, confermando che il suo mondo interiore è in continua e lucida espansione.
I cortometraggi: distillati di pura estetica
  • Bottle Rocket – 1993 L'opera prima in bianco e nero. Un bozzetto intimo e privo di colore che conteneva già l'ossessione per le traiettorie tese e la poetica bizzarra dei comportamenti umani.
  • Hotel Chevalier – 2007 Prologo intimo di Darjeeling, racchiuso interamente in una stanza d'albergo parigina dominata dal giallo zafferano. Un frammento doloroso, silenzioso e perfetto sulla fine di un amore.
  • Castello Cavalcanti – 2013 Un vibrante e ironico omaggio al cinema italiano degli anni '60 e a Fellini. La piazza di un borgo diventa un diorama notturno illuminato al neon, dove il tempo si ferma per ridefinire la sorte del protagonista.
  • Come Together – 2016 Una favola d'atmosfera invernale ambientata su un treno in corsa. Dimostra come la narrazione breve si trasformi istantaneamente, nelle sue mani, in un saggio sulla coralità e sulla precisione millimetrica dei micro-spazi.
  • I cortometraggi di Roald Dahl (La meravigliosa storia di Henry Sugar / Il cigno / Il derattizzatore / Veleno) – 2023 (Raccolti nell'antologia cinematografica del 2024) Un esperimento formale radicale in cui la letteratura si fa teatro puro. Le scenografie cambiano a vista davanti all'obiettivo, i personaggi rompono la quarta parete e il minimalismo scenotecnico esalta la pura essenza del racconto, segnando uno dei picchi di massima lucidità visiva dell'intera produzione andersoniana (tra questi ho visto solo Hotel Chevalier e i cortometraggi di Roald Dahl).
Nota bene: Quasi tutte le immagini a corredo di questo articolo sono tratte da Wikipedia e utilizzate in conformità con le licenze che ne consentono la libera condivisione. Fanno eccezione esclusivamente le fotografie della mostra alla Fondazione Prada, che appartengono al mio archivio personale e sono state scattate direttamente da me durante la mia esperienza.

giovedì 18 maggio 2023

I film dello Studio Ghibli e simili

Come avrete capito (da miei vari post e dalla mia giappofilia in generale) sono anche una fan sfegatata dei film dello Studio Ghibli.
Purtroppo ad oggi non li ho visti ancora tutti ma piano piano sto cercando di recuperare  i pochi che mi mancano (o quanto meno quelli usciti in Italia e praticamente tutti distribuiti dalla Lucky Red).
Sicuramente fare un commento generico su tutta la produzione filmica non ha senso. Anche perché in realtà si tratta di registi diversi. Devo dire che per la maggior parte dei casi mi sono piaciuti e anche molto. I miei preferiti in assoluto sono: Il mio vicino Totoro, Ponyo sulla scogliera, Nausicaa nella valle del vento, Arrietty e Laputa.
Sono densi di poesia nipponica e allo stesso tempo anche di un certo tipo di morale.
Non credo di voler aggiungere altro. Sono film che vanno a mio avviso guardati e assaporati. Non spiegati. 
Di seguito quelli che ho visto finora:
Questi i miei mancanti:
1. Pioggia di ricordi (おもひでぽろぽろ Omohide poro poro)
2. Si sente il mare (海がきこえる Umi ga kikoeru)
3. I miei vicini Yamada (ホーホケキョとなりの山田くん Hōhokekyo tonari no Yamada-kun)
4. La ricompensa del gatto (猫の恩返し Neko no ongaesh)
5. La storia della Principessa Splendente (かぐや姫の物語 Kaguya-hime no monogatari)
6. Quando c'era Marnie (思い出のマーニー Omoide no Mānī)
7. Earwig e la strega (アーヤと魔女 Aya to Majo) - è in 3D non so se lo voglio guardare...
8. How Do You Live? (君たちはどう生きるか Kimi-tachi wa dō ikiruka) - esce a luglio in Giappone


domenica 19 marzo 2023

And the Oscars goes to...2023

Bando alle ciance!
Ormai non la guardo nemmeno più la cerimonia. Troppo noiosa e fine a se stessa.
Quindi procedo esclusivamente con i miei vincitori preferiti.
NB in molte delle mie categorie tecniche preferite non ha vinto quello che avrei voluto quindi non le citerò nemmeno...
Allora che posso aggiungere che non sia già stato detto: ben poco direi.
Ho visto questo film al cinema e l'ho trovato intenso, superlativo e una boccata di aria fresca rispetto a molti dei film che ho visto negli ultimi cinque anni. Questi sette Oscar sono più che meritati (sia quelli definiti più importanti, sia quelli tecnici).
Consiglio vivamente di recuperarlo e vederlo!
Miglior film
Everything Everywhere All at Once, regia di Daniel Kwan e Daniel Scheinert

Miglior regista
Daniel Kwan e Daniel Scheinert - Everything Everywhere All at Once

Migliore sceneggiatura originale
Daniel Kwan e Daniel Scheinert - Everything Everywhere All at Once
Miglior attrice protagonista
Michelle Yeoh - Everything Everywhere All at Once

Miglior attore non protagonista
Ke Huy Quan - Everything Everywhere All at Once

Miglior attrice non protagonista
Jamie Lee Curtis - Everything Everywhere All at Once
Miglior montaggio
Paul Rogers - Everything Everywhere All at Once
Miglior film d'animazione
Pinocchio di Guillermo del Toro (Guillermo del Toro's Pinocchio), 
regia di Guillermo del Toro e Mark Gustafson
Ammetto di doverlo ancora recuperare...ma raramente Guillermo del Toro ha deluso.
Miglior cortometraggio d'animazione
Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo (The Boy, the Mole, the Fox and the Horse),
regia di Charlie Mackesy e Matthew Freud
Sembra ripieno di poesia. Da recuperare sicuramente...
Miglior cortometraggio
An Irish Goodbye, regia di Tom Berkely e Ross White
Anch'esso da recuperare...
Migliori effetti speciali
Joe Letteri, Richard Baneham, Eric Saindon e Daniel Barret
Avatar - La via dell'acqua (Avatar: The Way of Water)
Rispetto al primo che a parte per gli effetti speciali e l'ambientazione mi aveva fatto abbastanza cagare, questo ha una quasi una storia profonda e molto connessa con la natura.
Consiglio di vederlo.


Per questa edizione è tutto.
Arrivederci al 96esimo Academy Awards!

mercoledì 30 marzo 2022

And the Oscars goes to...2022

Ovviamente questi Oscar verranno ricordati solo per lo schiaffo di Will Smith. E nulla altro. Ormai tendo a non guardare quasi più la cerimonia. Ma anche gli statunitensi sono consapevoli di quanto il tutto sia di vecchia concezione e noioso. Infatti nessuno vuole presentarlo. Sicuramente lo schiaffo ha dato uno scossone ad una serata altresì da dimenticare. Ne saranno stati contenti sotto sotto mostrandosi però ipocritamente scandalizzati per questa espressione di violenza "gratuita".
A parte ciò, segnalo la chicca della reunion del cast di Pulp Fiction.  
Ma ora come di consueto segnalo i miei premi preferiti:

Miglior film
CODA - I segni del cuore (CODA), regia di Sian Heder
Miglior attore non protagonista
Troy Kotsur - CODA - I segni del cuore (CODA)
Questo film è molto bello, coinvolgente ed emozionante. Per certi versi supera anche il film originale (La famiglia Bélier) della quale sceneggiatura non originale ha vinto un ulteriore Oscar. Lo consiglio molto perché ha dei sotto messaggi molto intensi.

Miglior regista
Jane Campion - Il potere del cane (The Power of the Dog)
Tralasciando la solita retorica dell'esiguo numero di donne che finora hanno vinto premi come regista (che condivido ma sembra sempre un'ipocrisia se poi non si fa davvero niente per cambiare lo status quo) posso dire che questo film non mi è piaciuto particolarmente e non mi ha esaltato però ci sono delle chicche registiche davvero interessanti e quindi anche per premiare una carriera registica questo premio ci sta tutto.

Miglior attrice protagonista
Jessica Chastain - Gli occhi di Tammy Faye (The Eyes of Tammy Faye)
Questo è un film che mi era completamente sfuggito, ma guardando i vari trailer e qualche anteprima di scena in realtà mi ispira molto. L'ho segnato nella mia watching list. Aggiornamento agosto 2022: lei è veramente eccezionale e sembra proprio un'altra persona. Il film mi è piaciuto ma non mi ha fatto urlare al capolavoro. Ma quest'ultima cosa succedere sempre più spesso negli ultimi anni.

Miglior film internazionale
Drive My Car (Doraibu mai kā), regia di Ryūsuke Hamaguchi (Giappone)
Per i film giapponesi ho sviluppato negli anni un vero e proprio pallino (come per tutto quello che riguarda il Giappone ovviamente). Il film è davvero stupendo, forse uno dei più belli visti in questi Oscar, ma è fortemente sconsigliato per chi non ama le trame lente.

Miglior film d'animazione 
Encanto, regia di Byron Howard e Jared Bush
Questo film mi è piaciuto un bel po' però non lo ritengo migliore di altri in senso assoluto. 
D'altro canto non ho visto nessuno degli altri film candidati a parte Luca (che mi è piaciuto di più di questo). Quindi non posso esprimere altri giudizi in merito.

Miglior scenografia 
Patrice Vermette e Zsuzsanna Sipos - Dune (Dune: Part One)
Miglior fotografia 
Greig Fraser - Dune (Dune: Part One)
Osservando queste foto mi viene da dire che i premi sono ampiamente meritati. Però ad oggi non ho visto il film e in realtà non mi ispira molto vederlo. Vedremo...

Migliori costumi 
Jenny Beavan - Crudelia (Cruella)
Questo film mi è piaciuto molto, soprattutto nella parte artistica e visuale. Questo premio per i migliori costumi è stra meritato come si può evincere dalle immagini qua sopra.

Miglior trucco e acconciatura 
Linda Dowds, Stephanie Ingram e Justin Raleigh 
Gli occhi di Tammy Faye (The Eyes of Tammy Faye)
L'Oscar per il miglior trucco e parrucco è sempre nella rosa dei miei favoriti. Lo ritengo un aspetto molto importante in un film. L'avrei dato a Cruella ma come ho detto poco sopra non ho ancora visto il film in oggetto. Sicuramente ha contato tanto per rendere il personaggio più simile esteticamente all'originale. Quindi tutto sommato ci sta.

Migliore canzone originale
No Time To Die (musiche di Billie Eilish; testo di Billie Eilish e Finneas O'Connell) - No Time to Die
Il film non mi ha esaltato particolarmente, in particolar modo per il finale. Però c'è da dire che raramente sia stata prodotta una canzone originale brutta dalla saga. In particolare dai film che conosco maggiormente io (ovvero dagli anni 90 in poi). Anche in questo caso direi bersaglio centrato.

Miglior cortometraggio d'animazione
The Windshield Wiper, regia di Alberto Mielgo e Leo Sanchez

Per quanto riguarda il Red Carpet posso segnalare solo l'unico vestito che mi ha davvero colpito e stupito ovvero il vestito di Gucci personalizzato di Jessica Chastain:

Per questa edizione è tutto.
Arrivederci al 95esimo Academy Awards!