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giovedì 6 agosto 2026

Linee storte e spiriti affini: l'arte pura di Tim Burton, Helena Bonham Carter e la materia del disegno

L'oscurità eccentrica e l'apoteosi di Big Fish

Tim Burton per me è sempre stato una vera e propria calamita. C'è qualcosa nella sua attrazione per il lato oscuro, per l'eccentrico, il "weird" e per quell'umorismo nero mai banale che me lo ha fatto sentire subito affine. Non serve aver sezionato ogni singolo fotogramma della sua produzione per cogliere la matrice viscerale del suo cinema, ma posso dire di aver attraversato quasi interamente il suo universo visivo.

Mancano all'appello solo una manciata di titoli, che vi cito direttamente: Pee-wee's Big Adventure, Ed Wood, Mars Attacks!, Il mistero di Sleepy Hollow, Planet of the Apes, Dumbo, l'ultimo Beetlejuice Beetlejuice e il primo Beetlejuice (che ho provato a iniziare, ma mi ha annoiata quasi subito). E poi c'è Frankenweenie, che merita un discorso a parte. Me ne hanno parlato benissimo e mi piacerebbe davvero tanto vederlo, ma la perdita del mio cane nel 2014 ha lasciato una ferita tale che, ancora oggi, non ho mai trovato il coraggio emotivo di affrontarlo.

Tra i film vissuti, invece, ce ne sono diversi che mi sono rimasti dentro con sfumature differenti. Ho amato la potenza visiva di Batman e Batman - Il ritorno, la meraviglia visiva de La fabbrica di cioccolato, la follia musicale di Sweeney Todd e la poesia de La sposa cadavere. Un discorso simile vale per Nightmare Before Christmas: nell'immaginario collettivo viene spesso attribuito interamente a Burton, e anche se la regia effettiva è di Henry Selick, l'impronta concettuale e l'anima del film restano inconfondibilmente sue. Ho trovato più ordinari Alice in Wonderland e Dark Shadows, mentre ho apprezzato molto Big Eyes e la delicatezza di Miss Peregrine.
Ma se devo parlare di amore puro, al secondo posto della mia classifica personale c'è Edward mani di forbice, un film che amo alla follia per la sua grazia dolorosa e incompresa.
In cima a tutto, però, svetta il mio preferito in assoluto: Big Fish. All'apparenza potrebbe sembrare il titolo meno "burtoniano" della sua carriera, quello in cui le ombre gotiche lasciano il passo a una palette più luminosa e favolistica. In realtà, per me rappresenta la sua vera apoteosi artistica. È il punto più alto del suo cinema, dove la favola non serve a fuggire dalla realtà, ma a sublimarla prima che sia troppo tardi. È una celebrazione straordinaria del racconto e dell'immaginazione come unico strumento che abbiamo per rendere eterno ciò che amiamo. Un capolavoro assoluto.

L'eccentricità regale di Helena Bonham Carter

Se c'è una figura che nel cinema mi ha letteralmente stregata, è Helena Bonham Carter. Non serve aver visto ogni singolo titolo della sua sterminata filmografia per comprendere l'impatto devastante del suo talento. A me è bastato incrociare il suo sguardo in una manciata di ruoli chiave per rimanere folgorata da una recitazione che non si limita a scivolare sullo schermo, ma che ti perfora il cuore e la mente.

La prima volta che l'ho vista recitare davvero è stato proprio in Big Fish. Da lì in poi, è diventata una costante meravigliosa. L'ho amata nelle collaborazioni con Burton come La fabbrica di cioccolato, Sweeney Todd, Alice in Wonderland e Dark Shadows. Ma la sua forza trascende completamente il legame con il regista. Come dimenticare la sua leggendaria Bellatrix Lestrange in Harry Potter, dove ha regalato una delle interpretazioni più feroci, stravaganti e magnetiche della storia del cinema fantasy? Oppure la sua presenza in Cenerentola, in Suffragette, la sua splendida carica ironica in Ocean's 8 o il suo ruolo in Enola Holmes. Persino in operazioni trascurabili come Alice attraverso lo specchio, la sua sola presenza bastava a salvare la scena. E di recente, nella serie The Crown, ha mostrato ancora una volta una profondità e un'intensità fuori dal comune nei panni della Principessa Margaret.

Ciò che rende Helena Bonham Carter un'attrice unica è questo suo incredibile cortocircuito interiore. Da una parte possiede un'estrazione aristocratica e intellettuale britannica importante (il suo bisnonno è stato persino Primo Ministro inglese), che le dona un portamento e una regalità naturale indiscutibili. Dall'altra, è lontana anni luce da qualunque snobismo. È un'anima libera, eccentrica, dotata di una pazzia scenica genuina e di una mimica facciale di un'espressività rara.

Inoltre non è mai stata la semplice "musa passiva" di Tim Burton, ma una forza creatrice alla pari. Ha saputo prendere quel mondo di linee storte, ombre e personaggi emarginati che Burton tracciava su carta e gli ha dato corpo, sangue, ironia e una dignità pazzesca. È stata la compagna d'arte perfetta perché condivideva con lui quella stessa identica natura: profondamente colta, visceralmente eccentrica e felicemente fuori da ogni regola.

La materia del disegno e la trappola dell'arte da Instagram

Il coronamento di questa mia passione è arrivato quando sono andata a Torino con un entusiasmo enorme per visitare Il mondo di Tim Burton alla Mole Antonelliana. Amo già moltissimo il Museo del Cinema in sé (anche se non salirò mai su quel famoso ascensore panoramico per la mia viscerale paura del vuoto!), e questa volta mi sono concentrata interamente sulla mostra del regista.

È stata un'esperienza che non ha deluso minimamente le mie aspettative. Oltre ai pupazzi originali della stop motion, ai bozzetti dei personaggi e ai materiali dei film, la cosa che mi ha folgorata più di tutto è stata la quantità infinita dei suoi disegni originali. Vedere quelle carte fa capire una verità fondamentale: Tim Burton respira e disegna. Ogni momento, ogni supporto casuale, ogni secondo libero è buono per tirare fuori qualcosa dalla sua mente. Ed è una sensazione che sento intimamente mia, perché è lo stesso identico bisogno che proviamo noi che viviamo di disegno.

Siccome era giustamente vietato fare foto, ho fatto la cosa più naturale e bella per me: ho tirato fuori il mio taccuino e ho passato il tempo a disegnare dal vivo i suoi schizzi.

Quell'ispirazione mi è rimasta addosso anche fuori dalla Mole. Passeggiando per le strade di Torino, ho continuato a guardare la città attraverso quel filtro espressivo, distorcendo gli elementi della vita quotidiana e della natura: ho disegnato dei mostrini nati dalle forme degli alberi e un personaggio plasmato sui tipici e storici lampioni torinesi.


Tutt'altra pasta, purtroppo, è stata la mostra "Il Labirinto di Tim Burton" alla Fabbrica del Vapore a Milano. Essendo una grande appassionata ci sono andata prenotando subito, ma l'esperienza è stata di una delusione cocente. Una mostra vuota di contenuti, con pochissimi disegni originali, testi quasi inesistenti sui muri e una struttura pensata esclusivamente per fare le foto da caricare su Instagram. Una scatola scenografica fine a se stessa e superficiale, che mi ha lasciata letteralmente interdetta e amareggiata.

Questa differenza abissale tra Torino e Milano mi ha fatto riflettere moltissimo sul senso della fruizione culturale oggi. L'arte non può essere ridotta a un parco giochi commerciale costruito a bella posta per catturare like facili. C'è un bisogno disperato di restituire al pubblico la profondità, la materia, il processo creativo vero e la verità delle cose. Le persone e le masse vanno educate e accompagnate alla bellezza autentica, non nutrite con il vuoto spinto, banale e superficiale.

Nota sulle immagini: le immagini promozionali e di repertorio presenti nell'articolo sono state reperite su Wikipedia (ritenute di pubblico dominio) e sulla pagina Facebook ufficiale di Tim Burton. Tutte le fotografie scattate durante le mostre di Torino e Milano, i disegni da taccuino e le opere grafiche originali sono di mia esclusiva proprietà e realizzati da me.

venerdì 26 giugno 2026

Dietro la tela di Vincent: verità, tormento e l'anima che ha conquistato il mondo

Ho sempre avuto un'innata attrazione per le vite degli artisti che amo. Mi piace scavarne la sensibilità, cercare di capire cosa si nascondesse dietro i loro occhi prima ancora che le loro mani toccassero i pennelli. Come artista, sento un legame che va oltre il tempo con molteplici artisti. In questo articolo voglio trattare la mia relazione con Vincent van Gogh. La mia non è un'affinità legata al suo stile pittorico o alla tecnica in sé, ma una vicinanza intima e profonda con la sua anima e con la sua ipersensibilità. È una dimensione emotiva che conosco da vicino, che fa parte di me e che mi porta a percepire ogni sfumatura del mondo in modo incredibilmente amplificato. Quando guardo la sua storia, vedo un uomo che ha vissuto sul filo di questa sensibilità estrema, ignorato da tutti in vita e diventato leggenda solo dopo la morte.

Ma quanto c’è di vero nel mito del "genio folle"? Guardando oltre la superficie romantica, ho voluto approfondire la sua storia attraverso le lettere e i fatti documentati, e le risposte che ho trovato mi hanno toccato nel profondo.

Genio e follia vanno davvero a braccetto?
Esiste questo stereotipo romantico secondo cui la pittura di Van Gogh sia il frutto diretto della sua pancia, uno sfogo incontrollato di pura follia. Le fonti storiche, a partire dalle sue lettere al fratello Theo, ci dicono l'esatto contrario.
Vincent creava nonostante la sua malattia, e mai grazie a essa. Quando arrivavano le crisi psichiatriche (che la medicina moderna attribuisce a un mix di disturbo bipolare, epilessia e scompensi legati all'assenzio e alla malnutrizione), Vincent non riusciva a toccare i pennelli. Ne era terrorizzato, paralizzato.
La sua arte era un atto di estrema lucidità e disciplina. Ogni accostamento di colore, ogni direzione della linea era studiata applicando la teoria dei contrasti complementari con una precisione quasi scientifica. La pittura per lui era l'ancora di salvataggio, lo sforzo immenso di un'anima ipersensibile per imporre l'ordine sul caos interiore.
Forse questa è una delle cose da cui maggiormente mi discosto da lui. Le mie crisi psicotiche sono spesso calmate o alleggerite dal disegno e dalla mia arte. L'idea di stare senza al contrario mi riempie di angoscia e mi sento come se mi mancasse l'aria. Per inciso sono certa che spesso genio e follia vadano a braccetto. Possono dire quello che vogliono…ma io ne rimango assolutamente convinta.

Il mistero dell'orecchio: scelta compositiva o crollo emotivo?
Fonte: Wikipedia
Esiste una teoria suggestiva secondo cui Vincent si sia tagliato l'orecchio deliberatamente per scopi legati alla composizione di un quadro. La realtà storica, purtroppo, è molto più dolorosa ed è legata a un crollo psichiatrico violento.
Il 23 dicembre 1888, ad Arles, dopo mesi di convivenza forzata e tensioni artistiche ed emotive insostenibili con Paul Gauguin, Vincent ebbe un gravissimo episodio psicotico, acuito dalla paura dell'abbandono (Gauguin aveva annunciato di voler partire). In preda alle allucinazioni, si recise gran parte dell'orecchio sinistro.
L'atto in sé non fu una scelta artistica consapevole, ma lo divenne ciò che accadde dopo. Quando tornò dall'ospedale, dipinse il celebre Autoritratto con orecchio bendato. Quella sì che fu una scelta consapevole: dipingersi ferito, ma con il pennello in mano e lo sguardo fermo, era il suo modo di comunicare al fratello Theo e al suo medico che era tornato in sé, che la pittura lo stava guarendo e che era pronto a ricominciare.

I capolavori nati tra le mura del manicomio
Fonte: Wikipedia

È storicamente vero: molti dei quadri più straordinari e vibranti di Van Gogh, inclusa la celeberrima Notte Stellata, sono nati all'interno di un istituto di cura.
Nel maggio del 1889, cosciente della propria fragilità e devastato dagli attacchi, Vincent decise di farsi ricoverare volontariamente nell'ospedale psichiatrico di Saint-Paul-de-Mausole a Saint-Rémy-de-Provence. Il motivo era puramente di sopravvivenza: cercava un luogo protetto dove non dover pensare alla gestione quotidiana della vita, che lo schiacciava.
Lì i medici gli concessero una stanza extra da usare come studio. Notte Stellata è nata proprio guardando fuori dalle sbarre della finestra della sua camera, prima del sorgere del sole. Non potendo uscire di notte, Vincent ha fuso la realtà di quel paesaggio provenzale con i suoi ricordi d'infanzia in Olanda e con il tumulto della sua interiorità. Il manicomio non fu una prigione per la sua arte, ma un santuario in cui la sua creatività fu protetta e libera di esplodere.

Jo van Gogh-Bonger: l'anima dietro il mito
Fonte: Wikipedia
Arriviamo alla domanda finale, forse la più cruciale: se sua cognata non avesse fatto marketing, oggi conosceremmo Van Gogh?
La risposta, con grandissima probabilità storica, è no. Saremmo davanti a uno dei tanti geni dimenticati dal tempo.
Quando Vincent morì nel luglio del 1890, seguito appena sei mesi dopo dal fratello Theo (che era il suo unico sostenitore economico ed emotivo), centinaia di tele accumulatesi nei magazzini passarono nelle mani di Jo van Gogh-Bonger, la giovane vedova di Theo. Jo si trovò da sola, con un neonato e un'eredità di quadri considerati da molti "spazzatura di un pazzo".
Ma Jo fece qualcosa di straordinario che andò ben oltre il semplice marketing commerciale:
Strategia mirata: Rifiutò di svendere i quadri in blocco. Cominciò a prestarli per mostre d'avanguardia selezionate, facendone salire il valore culturale.
La forza della narrazione: Capì che per amare l'arte di Vincent bisognava comprendere la sua anima. Nel 1914 pubblicò l'intera corrispondenza tra Vincent e Theo.
Fu la pubblicazione di quelle lettere a cambiare tutto. Il pubblico non vide più solo macchie di colore accese, ma lesse il dolore, la poesia, il panteismo e l'amore viscerale per la natura e per gli ultimi che Vincent metteva su carta. Jo ha costruito il ponte emotivo tra il tormento di Vincent e il cuore del mondo.

Alcune tra le più belle lettere di Van Gogh
Fonte: Wikipedia
Io sono un uomo passionale, portato a fare cose più o meno insensate, delle quali mi capita più o meno di pentirmi. Delle volte tendo a parlare o ad agire con un po’ troppa fretta, quando invece sarebbe meglio aspettare e portare pazienza.
Autunno, 1882. Sento in me una tal forza creativa che sono sicuro verrà il giorno in cui sarò in grado di produrre regolarmente ogni giorno cose buone. Passo di rado una giornata senza far niente, ma ciò che faccio non è ancora quello che vorrei. Mi capita tuttavia di provare l’impressione che ben presto sarò in grado di creare opere remunerative, e non mi stupirei se questo accadesse da un giorno all’altro. In ogni caso, sento che la pittura ridesterà ancora, indirettamente, qualcosa in me.
Settembre, 1888. Guardare le stelle mi fa sempre sognare, così come lo fanno i puntini neri che rappresentano le città e villaggi su una cartina. Perché, mi chiedo, i puntini luminosi del cielo non possono essere accessibili come quelli sulla cartina della Francia? Come prendiamo il treno per andare a Tarascona o a Rouen, così prendiamo la morte per raggiungere le stelle.
Settembre, 1888. Tu sei buono verso i pittori e, sappilo bene, più ci rifletto, più sento che non vi è nulla di più realmente artistico dell’amare il prossimo. (...) Per il momento non trovo ancora i miei quadri abbastanza buoni, in rapporto ai vantaggi che ho avuto da te. Ma quando saranno abbastanza buoni, ti assicuro che tu li avrai creati quanto me: il fatto è che noi li fabbrichiamo in due.
Esplorare la vita di Vincent mi fa capire quanto l'arte sia un filo sottile teso sopra un abisso. Van Gogh non era un folle che gettava colori a caso su una tela; era un uomo dotato di una sensibilità così profonda da risultare dolorosa per il mondo rigido in cui viveva. Per me, che vivo l'arte in modo emotivo ed emozionale e mi riconosco così tanto in questa ipersensibilità dell'anima, la sua storia è una carezza e una conferma. Ci ricorda che la vulnerabilità che a volte spaventa il mondo non è un difetto o una debolezza, ma la sorgente più pura e profonda della nostra creatività. Vincent era un uomo che, grazie alla dedizione d'amore di una donna che ha saputo ascoltare i suoi silenzi, oggi continua a parlare direttamente al cuore di ognuno di noi.

martedì 31 marzo 2026

Oltre la neve: l'anima di Milano-Cortina 2026


Immagini tratte dal sito di Milano Cortina 2026.

Ci sono eventi che restano sottopelle molto prima di iniziare. Ricordo ancora l'emozione vibrante del giorno dell'assegnazione, un momento che ho vissuto molto da vicino e che porto nel cuore come un piccolo scrigno di meraviglia. Vedere quel progetto diventare finalmente realtà oggi ha avuto un sapore davvero speciale.

Lo sguardo oltre il ghiaccio: il design e le storie che contano

Foto tratta dal sito di Milano Cortina 2026.

C’è una bellezza sottile che ha attraversato queste Olimpiadi e Paralimpiadi (oltre al fatto di essere "a casa nostra". Non parlo solo della competizione, ma del design che ne cura l'anima. Le grafiche, le linee pulite che uniscono Milano e Cortina, l'estetica delle cerimonie: tutto sembra sussurrare un messaggio di armonia tra l'ingegno umano e l'asprezza maestosa della montagna. È un’identità visiva che non vuole imporsi, ma accompagnare, come una traccia leggera sulla neve fresca.

Da sempre cerco la bellezza nelle storie e nelle connessioni emotive, e devo dire che questa volta l'ispirazione è arrivata da dove meno te lo aspetti: dalle mascotte ufficiali.

Tina e Milo: piccoli ambasciatori di resilienza

Foto tratte dal sito di Milano Cortina 2026.
Ho letteralmente perso la testa per loro. Sono due ermellini e li trovo di un'empatia unica. Ma la cosa che fa vibrare di più le corde della mia anima è la loro storia:

Sono nati dal cuore dei bambini: i bozzetti originali sono stati realizzati dagli studenti di una scuola di Taverna, in Calabria. C'è qualcosa di magico e potente nell'arte pura e incontaminata dei bambini che diventa il simbolo di un abbraccio globale.

🤍 Tina: rappresenta la luce, l'arte e la capacità di meravigliarsi.
🤎 Milo: con la sua zampina mancante, ci ricorda che la vera forza risiede nella nostra capacità di trasformare gli ostacoli in unicità, mostrandoci quanto l'imperfezione sia in realtà pura poesia e tenacia.

Sono due creature nate per ricordarci il rispetto per la natura e l'importanza di accogliere ogni nostra fragilità.

E poi, ci sono loro: gli ermellini.


Foto tratta dal sito di Marco Granata.

Oltre ai sorrisi di Tina e Milo, esiste una realtà che mi ha toccato profondamente. L'ermellino è una creatura elusiva, un "fantasma" delle nostre Alpi che oggi lotta contro il tempo e i cambiamenti climatici. Il suo mantello, che diventa bianco per mimetizzarsi, oggi rischia di diventare un bersaglio in inverni sempre meno innevati.

Sostenere la bellezza reale: Ermlin Project

Logo ufficiale tratto dal sito di Marco Granata.

Proprio per questo, voglio parlarvi brevemente dell'Ermlin Project, un’iniziativa straordinaria coordinata dal biologo Marco Granata.

Il loro lavoro è pura poesia scientifica: studiano questi piccoli predatori per capire come proteggerli, usando strumenti gentili come le "mostele" (scatole con foto trappole) che non disturbano la loro natura selvatica.

Trovo meraviglioso che la popolarità di una mascotte possa trasformarsi in aiuto concreto per la ricerca. Vi lascio qui il link perché credo che la sensibilità individuale debba poi farsi azione:

👉 Sostieni anche tu il progetto di ricerca sugli ermellini!

mercoledì 21 luglio 2021

Il favoloso mondo di Sailor Moon

 

Approfitto della recente uscita e visione di "Sailor Moon Eternal" su Netflix per scrivere un post ad hoc su uno dei miei anime e manga preferiti in assoluto e in quanto grandissima fan di Sailor Moon fin da bambina.

Sailor Moon è tratto dal manga omonimo di Naoko Takeuchi, pubblicato in Giappone dal 1992 al 1997. Il manga è stato poi tradotto in molte lingue, tra cui l'italiano, e ha avuto un enorme successo in tutto il mondo. Anche l'anime, che ha debuttato in Giappone nel 1992, ha avuto un successo straordinario, conquistando il cuore di milioni di persone.

Sailor Moon è un anime molto divertente e pieno di azione. Le avventure delle Sailor Senshi sono sempre avvincenti e piene di colpi di scena. In secondo luogo, Sailor Moon è un anime molto positivo e incoraggiante. Le protagoniste sono delle vere e proprie eroine che combattono per il bene e la giustizia, e i loro valori sono sempre positivi e costruttivi pur essendo in sostanza delle ragazzine con delle vite in apparenza normali.

Infine, Sailor Moon è un anime molto femminista. Le Sailor Senshi sono tutte donne forti e indipendenti che non hanno bisogno di un uomo per salvarle. Sono un esempio positivo per tutte le ragazze e le bambine, che possono imparare da loro a essere forti, coraggiose e determinate.

Personalmente, sono una fan di Sailor Moon fin dalla prima ora. Ho visto la serie animata per la prima volta quando avevo circa 12 anni (in Italia è uscito nel 1995), e ne sono rimasta subito affascinata. Ho amato le avventure delle Sailor Senshi, i loro poteri magici e i loro valori positivi.

Con il passare degli anni, Sailor Moon ha continuato ad essere un punto di riferimento per me.
Per questo motivo, sono molto felice che Sailor Moon sia ancora così popolare oggi. È un anime che continua a ispirare e a divertire le persone di tutte le età.

Un'altra cosa che amo di Sailor Moon sono i pianeti dominanti delle guerriere Sailor che rappresentano anche i loro simbolismi e valori. Ad esempio, Sailor Mercury rappresenta la conoscenza e la comunicazione, Sailor Mars rappresenta la passione e il coraggio, Sailor Jupiter rappresenta la forza e la protezione, Sailor Venus rappresenta l'amore e la bellezza, Sailor Uranus rappresenta la libertà e l'indipendenza, Sailor Neptune rappresenta l'intuizione e la compassione, Sailor Pluto rappresenta il tempo e la morte, e Sailor Saturn rappresenta la distruzione e la rinascita.

Le guerriere Sailor sono legate a un pianeta dominante perché sono le reincarnazioni delle principesse di quei pianeti. Ogni pianeta ha un suo ruolo nel sistema solare e le guerriere Sailor sono responsabili di proteggere quel ruolo. Il pianeta dominante è quindi un simbolo del potere e della responsabilità delle guerriere Sailor. È un ricordo del loro passato regale e del loro ruolo nel mondo. Inoltre, il pianeta dominante può fornire alle guerriere Sailor poteri e abilità speciali. In conclusione, il pianeta dominante è un elemento importante della storia e della mitologia di Sailor Moon. È un simbolo del potere, della responsabilità e del destino delle guerriere Sailor.

Le mie Sailor preferite sono tendenzialmente tutte ma le mie tre del cuore sono rispettivamente Sailor Jupiter, Sailor Saturn e Sailor Pluto.

Tornando invece a "Sailor Moon Eternal": è un film anime in due parti che adatta il quarto arco narrativo del manga originale, intitolato "Il mistero dell'eclissi". La storia segue le Sailor Senshi mentre combattono contro un gruppo di nemici che vogliono portare l'oscurità nel mondo.

Il film è stato un successo di critica e pubblico, con molti fan che lo hanno elogiato per la sua grafica mozzafiato, la storia avvincente e l'attenzione ai dettagli.

Ecco alcune delle cose che mi sono piaciute di più di Sailor Moon Eternal:
  • La grafica è semplicemente sbalorditiva. 
  • Gli ambienti sono dettagliati e realistici, e i combattimenti sono frenetici e pieni di azione.
  • La storia è avvincente e piena di colpi di scena. 
  • I nemici sembrano più minacciosi e intriganti.
  • L'attenzione ai dettagli è sorprendente: il film è pieno di piccoli easter egg e riferimenti al manga originale, che rendono l'esperienza ancora più appagante per i fan di lunga data.
In conclusione, Sailor Moon Eternal è un film anime assolutamente imperdibile per tutti i fan della serie. È un'opera che offre un'esperienza visivamente sbalorditiva, una storia avvincente e un'attenzione ai dettagli che è davvero impressionante.

In generale se non avete mai visto Sailor Moon, vi consiglio di dargli una chance. Sono sicura che vi conquisterà. Anche se la versione italiana è stata spesso rimaneggiata e brutalmente modificata dal Moige. Consiglio quindi di cercarlo magari in giapponese con i sottotitoli in italiano.

domenica 21 agosto 2016

Rio 2016


Eccomi qua di nuovo. Dopo i post su Beijing 2008, Vancouver 2010, London 2012 e Sochi 2014 non poteva mancare il mio solito tributo alla mia manifestazione sportiva preferita.
Ricordo nuovamente che ho raccolto tutti i miei post sull'argomento presenti, passati e futuri sotto l'etichetta "Olimpiadi"
Anche per Rio 2016, le Olimpiadi sono sempre più globali e social al passo con i trend del momento (con pagina Facebook e Twitter, Instagram, Google +, Youtube, LinkedIn e Snapchat).
Ecco lo Snapcode ufficiale e i link degli Snapper da seguire durante le Olimpiadi: https://snapchatjournal.wordpress.com/2016/08/02/9-atleti-snapchat-rio-2016/

Sul sito ufficiale i collegamenti a tutti gli altri social: https://www.rio2016.com/en.

Io le ho seguite a spizzichi e bocconi, sicuramente non come quattro anni fa, Un po' per il fuso orario ma sicuramente la causa principale è che "mamma Rai" è stata completamente incapace di proporre un evento del genere. Non si può trasmettere le olimpiadi solo su tre canali, ogni tanto e con le specialità raggruppate alla cazzum. Non si fa. Passa sicuramente la voglia. Inoltre anche durante le gare continuano a staccare dagli atleti nei momenti meno opportuni e i commentatori davvero tediosi e inetti. Seguo molto di più sui social network. Pillole dei risultati e delle gare ma contenuti davvero ben curati.

I miei eventi preferiti sono nuoto e tennis (visti poco), tuffi, nuoto sincronizzato, ginnastica artistica (saltato solo quello a squadre), ginnastica ritmica...ma in realtà mi piacciono quasi tutti.

Le mascotte Vinicius & Tom sono simpaticissime. Mi piacciono un sacco:



Phelps ha vinto anche quest'anno molte medaglie per un totale di 23 ori olimpici nella sua carriera di sportivo. Lo amoooo! Pur essendo un campione e un'atleta di fama mondiale ha mantenuto la sua umiltà e la sua dedizione allo sport. Peccato abbia deciso di ritirarsi definitivamente...ma chissà...non si può mai sapere...

La cerimonia di apertura meravigliosa e all'insegna dell'eco-sostenibilità e del verde (in tutti i sensi e per quanto possibile). Ecco alcune immagini.

Qui i momenti salienti: 

Alcune curiosità di questa edizione:

Ed ecco il video del Galà finale della Ginnastica Artistica e Ritmica: uno spettacolo meraviglioso.

Arrivederci a Tokyo 2020! Non vedo davvero l'ora...