venerdì 1 maggio 2026

Anselm Kiefer: un dialogo tra cenere, specchi e anima

Non è un caso se scrivo solo ora di questo artista immenso. Il mio è stato un incontro tardivo, figlio di un sistema scolastico che spesso si ferma alle soglie del Novecento, lasciando il contemporaneo in un cono d'ombra che nemmeno la mia curiosità era riuscita a squarciare. Solo dal 2020 l'arte contemporanea è diventata per me una passione viscerale, quasi un’ossessione che ha ridefinito il mio sguardo.

Il primo seme: Hangar Bicocca

Installazione I Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer presso Pirelli HangarBicocca Milano, torri di cemento e piombo in atmosfera metafisica.

Il mio primo vero incontro con Kiefer risale a quel gennaio del 2018 in cui varcai la soglia dell'Hangar Bicocca. Ero lì per Lucio Fontana e la sua mostra Ambienti/Environments, oltre che per l'energia ludica di Take Me (I’m Yours) nello shed. Ricordo ancora il contrasto: la leggerezza interattiva di una parte dell'esposizione e lo stupore quasi reverenziale davanti alle installazioni luminose di Fontana, esaltate dall'architettura industriale delle navate.

Poi, il momento della svolta: l'ingresso nella sala dei Sette Palazzi Celesti. Lo stupore mi ha letteralmente abbagliata. Mi sono ritrovata davanti a torri ciclopiche e tele monumentali che non somigliavano a nulla di ciò che avessi mai visto prima. Ma non era solo la grandiosità fisica a colpirmi, quanto la profondità metafisica che quelle opere emanavano. In quel silenzio solenne, non ero ancora cosciente di quanto avrei amato Kiefer, ma il seme del suo linguaggio era già stato gettato nel mio profondo.

Il richiamo della memoria

Dopo l'Hangar, il destino ha giocato a nascondino con me: non sono riuscita a raggiungere la sua installazione al Palazzo Ducale di Venezia. È stato un sommo rammarico, una di quelle scelte obbligate tra tempo e budget che lasciano l'amaro in bocca. Ma quel seme continuava a germogliare; sentivo crescere una fame di conoscenza, una voglia irrefrenabile di scavarne i segreti.

La vera folgorazione, il momento in cui l'interesse si è trasformato in amore assoluto, è arrivata nel 2023 con il documentario di Wim Wenders. Non ho esitato un istante: sono corsa al cinema e mi sono lasciata risucchiare dal grande schermo. Entrare così intimamente nella sua vita, nel suo metodo fatto di fuoco e piombo, è stato un secondo, definitivo risveglio. Lì ho capito che Kiefer era il custode di memorie che risuonavano con la mia stessa sensibilità.

Lo specchio dell'anima: Firenze e Milano

Facciata esterna di Palazzo Strozzi a Firenze con i grandi banner della mostra Angeli Caduti di Anselm Kiefer.
Dettaglio materico Anselm Kiefer girasole nero e oro, stratificazione estrema materiali Palazzo Strozzi Firenze.Dettaglio opera Anselm Kiefer con serpente in rilievo, fondo materico oro e girasoli neri mostra Firenze Palazzo Strozzi.Dettaglio installazione Anselm Kiefer Palazzo Strozzi Firenze, contrasto tra opera monumentale a parete e scultura di ramo bianco in primo piano.Opera monumentale di Anselm Kiefer esposta nel cortile interno di Palazzo Strozzi a Firenze, l'angelo caduto sotto la luce naturale.

Così, quando ho saputo della mostra a Palazzo Strozzi nel luglio 2024, nulla avrebbe potuto fermarmi. Mi sono goduta ogni istante, ogni stratificazione materica, ogni "ruga" delle sue tele. Ricordo con un'intensità quasi dolorosa la sala dove le opere rivestivano ogni parete, avvolgendomi completamente, mentre un grande specchio al centro del pavimento ribaltava il senso dello spazio.

In quel momento, sospesa tra il riflesso e la materia, ho provato un'emozione che resterà incisa nella mia memoria per sempre.

Riflesso specchio pavimento mostra Anselm Kiefer Palazzo Strozzi Firenze, installazione immersiva con opere su tutte le pareti.

Dopo Firenze, scoprire che Kiefer sarebbe arrivato a Milano è stato come ricevere l'invito a un appuntamento col destino. Ero colma di aspettative che la mostra nella Sala delle Cariatidi non ha deluso sotto alcun punto di vista. Appena varcata la soglia, sono stata investita da un'ondata di emozioni purissime: i pannelli sembravano vibrare in un dialogo magnetico con la sala e le sue ferite storiche. È stata un'esperienza multisensoriale totale: ero in uno stato di estasi, stregata persino dal profumo acre delle tele che sembrava ancorarmi al presente.

Poster mostra Anselm Kiefer 'Le Alchimiste' Palazzo Reale Milano esterno, ingresso Sala delle Cariatidi.
Installazione Anselm Kiefer Sala delle Cariatidi Milano, opera monumentale su toni verdi tra sculture storiche ferite.
Opera monumentale Anselm Kiefer Milano Sala delle Cariatidi mostra 'Le Alchimiste', stratificazioni materiche oro e nero con pianta.Prospettiva opere monumentali Anselm Kiefer Milano Sala delle Cariatidi, figure femminili e fondo oro materico.

Per proteggere questa connessione e isolarmi dalla folla, ho scelto di immergermi nelle note di Philip Glass (come consigliatomi dalla mia amica Reika); la sua musica nelle cuffie ha amplificato ogni contrasto, rendendo tutto ancora più vivido e lacerante. Mi ha toccato profondamente il tema delle Alchimiste: figure femminili oscurate dalla storia, la cui voce continua a risuonare con un'eco dolorosamente attuale. Oltre alla sua poetica, trovo straordinaria la sua ricerca, una stratificazione di significati che sento scorrermi sottopelle. Visitare il suo atelier a Barjac, nel sud della Francia, resta per me un pellegrinaggio necessario: uno di quei luoghi cardine da vivere almeno una volta nella vita.

Schizzo personale su quaderno a spirale di fronte a opera di Anselm Kiefer Milano, dialogo tra disegno e arte materica.Disegno dal vivo su taccuino di opera di Anselm Kiefer Milano Sala delle Cariatidi, interpretazione personale Alchimiste.

Il cammino continua e non si fermerà mai

Ma questo percorso non è affatto concluso; anzi, si arricchisce di un capitolo che sento ancora vibrare sottopelle. Le tappe più recenti risalgono a soli due giorni fa: l’incontro pubblico e l’inaugurazione della sua personale alla Galleria Lia Rumma. C’è stato qualcosa di magico nel trovarmi finalmente nel suo stesso spazio fisico, nel poterlo vedere e, soprattutto, nell'ascoltare direttamente la sua voce. È stato come veder prendere corpo a quel silenzio che per anni ho solo potuto immaginare davanti alle sue tele.

Dopo averlo studiato attraverso il cinema e aver 'sentito' la sua materia viva, ascoltare le sue parole dal vivo è stato come chiudere un cerchio magico. È il passaggio definitivo dalla percezione viscerale alla comprensione spirituale. La sua, per quanto mi riguarda, non è solo arte: è l’incontro con una visione del mondo che ha profondamente ridefinito la mia. Esco da questo percorso con una felicità rara: quella di chi ha trovato un maestro capace di dare un nome e una forma ai propri silenzi interiori.

Nota: Tutte le fotografie presenti in questo articolo sono state scattate da me durante le visite alle mostre di Firenze e Milano. Rappresentano il mio sguardo personale su un'arte che mi ha profondamente colpita.

martedì 28 aprile 2026

Il viaggio di una capsula 👁️✨

Sguardi e backstage: il processo creativo dietro ogni fotogramma.
Questo racconto animato nasce da un momento di estrema fragilità e trasforma un'esperienza invasiva in un viaggio surreale.

Attraverso la stratificazione di materiali come la polvere dei pastelli, il segno dei pastelli a olio, le ombre della fusaggine e i guizzi del pennarello bianco, il mio stomaco si è trasformato in un teatro vibrante. È un paesaggio popolato da presenze curiose, sentinelle fluttuanti che scrutano ogni elemento estraneo con sospetto e meraviglia.

È la mia risposta creativa allo stress. Trasformare il timore in una danza stramba e il disagio in un'opera che respira attraverso il colore e la materia significa credere che la bellezza possa sbocciare anche nei posti più bui.

 

lunedì 27 aprile 2026

CITE 58

 

"Non dipingo quello che vedo, ma quello che ho visto. Il disegno non è la forma, è il modo di sentire la forma." 
Edvard Munch
#giornatamondialedeldisegno

martedì 31 marzo 2026

Oltre la neve: l'anima di Milano-Cortina 2026


Immagini tratte dal sito di Milano Cortina 2026.

Ci sono eventi che restano sottopelle molto prima di iniziare. Ricordo ancora l'emozione vibrante del giorno dell'assegnazione, un momento che ho vissuto molto da vicino e che porto nel cuore come un piccolo scrigno di meraviglia. Vedere quel progetto diventare finalmente realtà oggi ha avuto un sapore davvero speciale.

Lo sguardo oltre il ghiaccio: il design e le storie che contano

Foto tratta dal sito di Milano Cortina 2026.

C’è una bellezza sottile che ha attraversato queste Olimpiadi e Paralimpiadi (oltre al fatto di essere "a casa nostra". Non parlo solo della competizione, ma del design che ne cura l'anima. Le grafiche, le linee pulite che uniscono Milano e Cortina, l'estetica delle cerimonie: tutto sembra sussurrare un messaggio di armonia tra l'ingegno umano e l'asprezza maestosa della montagna. È un’identità visiva che non vuole imporsi, ma accompagnare, come una traccia leggera sulla neve fresca.

Da sempre cerco la bellezza nelle storie e nelle connessioni emotive, e devo dire che questa volta l'ispirazione è arrivata da dove meno te lo aspetti: dalle mascotte ufficiali.

Tina e Milo: piccoli ambasciatori di resilienza

Foto tratte dal sito di Milano Cortina 2026.
Ho letteralmente perso la testa per loro. Sono due ermellini e li trovo di un'empatia unica. Ma la cosa che fa vibrare di più le corde della mia anima è la loro storia:

Sono nati dal cuore dei bambini: i bozzetti originali sono stati realizzati dagli studenti di una scuola di Taverna, in Calabria. C'è qualcosa di magico e potente nell'arte pura e incontaminata dei bambini che diventa il simbolo di un abbraccio globale.

🤍 Tina: rappresenta la luce, l'arte e la capacità di meravigliarsi.
🤎 Milo: con la sua zampina mancante, ci ricorda che la vera forza risiede nella nostra capacità di trasformare gli ostacoli in unicità, mostrandoci quanto l'imperfezione sia in realtà pura poesia e tenacia.

Sono due creature nate per ricordarci il rispetto per la natura e l'importanza di accogliere ogni nostra fragilità.

E poi, ci sono loro: gli ermellini.


Foto tratta dal sito di Marco Granata.

Oltre ai sorrisi di Tina e Milo, esiste una realtà che mi ha toccato profondamente. L'ermellino è una creatura elusiva, un "fantasma" delle nostre Alpi che oggi lotta contro il tempo e i cambiamenti climatici. Il suo mantello, che diventa bianco per mimetizzarsi, oggi rischia di diventare un bersaglio in inverni sempre meno innevati.

Sostenere la bellezza reale: Ermlin Project

Logo ufficiale tratto dal sito di Marco Granata.

Proprio per questo, voglio parlarvi brevemente dell'Ermlin Project, un’iniziativa straordinaria coordinata dal biologo Marco Granata.

Il loro lavoro è pura poesia scientifica: studiano questi piccoli predatori per capire come proteggerli, usando strumenti gentili come le "mostele" (scatole con foto trappole) che non disturbano la loro natura selvatica.

Trovo meraviglioso che la popolarità di una mascotte possa trasformarsi in aiuto concreto per la ricerca. Vi lascio qui il link perché credo che la sensibilità individuale debba poi farsi azione:

👉 Sostieni anche tu il progetto di ricerca sugli ermellini!