Ho sempre avuto un'innata attrazione per le vite degli artisti che amo. Mi piace scavarne la sensibilità, cercare di capire cosa si nascondesse dietro i loro occhi prima ancora che le loro mani toccassero i pennelli. Come artista, sento un legame che va oltre il tempo con molteplici artisti. In questo articolo voglio trattare la mia relazione con Vincent van Gogh. La mia non è un'affinità legata al suo stile pittorico o alla tecnica in sé, ma una vicinanza intima e profonda con la sua anima e con la sua ipersensibilità. È una dimensione emotiva che conosco da vicino, che fa parte di me e che mi porta a percepire ogni sfumatura del mondo in modo incredibilmente amplificato. Quando guardo la sua storia, vedo un uomo che ha vissuto sul filo di questa sensibilità estrema, ignorato da tutti in vita e diventato leggenda solo dopo la morte.
Ma quanto c’è di vero nel mito del "genio folle"? Guardando oltre la superficie romantica, ho voluto approfondire la sua storia attraverso le lettere e i fatti documentati, e le risposte che ho trovato mi hanno toccato nel profondo.
Genio e follia vanno davvero a braccetto?
Esiste questo stereotipo romantico secondo cui la pittura di Van Gogh sia il frutto diretto della sua pancia, uno sfogo incontrollato di pura follia. Le fonti storiche, a partire dalle sue lettere al fratello Theo, ci dicono l'esatto contrario.
Vincent creava nonostante la sua malattia, e mai grazie a essa. Quando arrivavano le crisi psichiatriche (che la medicina moderna attribuisce a un mix di disturbo bipolare, epilessia e scompensi legati all'assenzio e alla malnutrizione), Vincent non riusciva a toccare i pennelli. Ne era terrorizzato, paralizzato.
La sua arte era un atto di estrema lucidità e disciplina. Ogni accostamento di colore, ogni direzione della linea era studiata applicando la teoria dei contrasti complementari con una precisione quasi scientifica. La pittura per lui era l'ancora di salvataggio, lo sforzo immenso di un'anima ipersensibile per imporre l'ordine sul caos interiore.
Forse questa è una delle cose da cui maggiormente mi discosto da lui. Le mie crisi psicotiche sono spesso calmate o alleggerite dal disegno e dalla mia arte. L'idea di stare senza al contrario mi riempie di angoscia e mi sento come se mi mancasse l'aria. Per inciso sono certa che spesso genio e follia vadano a braccetto. Possono dire quello che vogliono…ma io ne rimango assolutamente convinta.
Il mistero dell'orecchio: scelta compositiva o crollo emotivo?
Esiste una teoria suggestiva secondo cui Vincent si sia tagliato l'orecchio deliberatamente per scopi legati alla composizione di un quadro. La realtà storica, purtroppo, è molto più dolorosa ed è legata a un crollo psichiatrico violento.
Il 23 dicembre 1888, ad Arles, dopo mesi di convivenza forzata e tensioni artistiche ed emotive insostenibili con Paul Gauguin, Vincent ebbe un gravissimo episodio psicotico, acuito dalla paura dell'abbandono (Gauguin aveva annunciato di voler partire). In preda alle allucinazioni, si recise gran parte dell'orecchio sinistro.
L'atto in sé non fu una scelta artistica consapevole, ma lo divenne ciò che accadde dopo. Quando tornò dall'ospedale, dipinse il celebre Autoritratto con orecchio bendato. Quella sì che fu una scelta consapevole: dipingersi ferito, ma con il pennello in mano e lo sguardo fermo, era il suo modo di comunicare al fratello Theo e al suo medico che era tornato in sé, che la pittura lo stava guarendo e che era pronto a ricominciare.
I capolavori nati tra le mura del manicomio
Fonte: Wikipedia
È storicamente vero: molti dei quadri più straordinari e vibranti di Van Gogh, inclusa la celeberrima Notte Stellata, sono nati all'interno di un istituto di cura.
Nel maggio del 1889, cosciente della propria fragilità e devastato dagli attacchi, Vincent decise di farsi ricoverare volontariamente nell'ospedale psichiatrico di Saint-Paul-de-Mausole a Saint-Rémy-de-Provence. Il motivo era puramente di sopravvivenza: cercava un luogo protetto dove non dover pensare alla gestione quotidiana della vita, che lo schiacciava.
Lì i medici gli concessero una stanza extra da usare come studio. Notte Stellata è nata proprio guardando fuori dalle sbarre della finestra della sua camera, prima del sorgere del sole. Non potendo uscire di notte, Vincent ha fuso la realtà di quel paesaggio provenzale con i suoi ricordi d'infanzia in Olanda e con il tumulto della sua interiorità. Il manicomio non fu una prigione per la sua arte, ma un santuario in cui la sua creatività fu protetta e libera di esplodere.
Jo van Gogh-Bonger: l'anima dietro il mito
Arriviamo alla domanda finale, forse la più cruciale: se sua cognata non avesse fatto marketing, oggi conosceremmo Van Gogh?
La risposta, con grandissima probabilità storica, è no. Saremmo davanti a uno dei tanti geni dimenticati dal tempo.
Quando Vincent morì nel luglio del 1890, seguito appena sei mesi dopo dal fratello Theo (che era il suo unico sostenitore economico ed emotivo), centinaia di tele accumulatesi nei magazzini passarono nelle mani di Jo van Gogh-Bonger, la giovane vedova di Theo. Jo si trovò da sola, con un neonato e un'eredità di quadri considerati da molti "spazzatura di un pazzo".
Ma Jo fece qualcosa di straordinario che andò ben oltre il semplice marketing commerciale:
Strategia mirata: Rifiutò di svendere i quadri in blocco. Cominciò a prestarli per mostre d'avanguardia selezionate, facendone salire il valore culturale.
La forza della narrazione: Capì che per amare l'arte di Vincent bisognava comprendere la sua anima. Nel 1914 pubblicò l'intera corrispondenza tra Vincent e Theo.
Fu la pubblicazione di quelle lettere a cambiare tutto. Il pubblico non vide più solo macchie di colore accese, ma lesse il dolore, la poesia, il panteismo e l'amore viscerale per la natura e per gli ultimi che Vincent metteva su carta. Jo ha costruito il ponte emotivo tra il tormento di Vincent e il cuore del mondo.
Alcune tra le più belle lettere di Van Gogh
Fonte: Wikipedia
Io sono un uomo passionale, portato a fare cose più o meno insensate, delle quali mi capita più o meno di pentirmi. Delle volte tendo a parlare o ad agire con un po’ troppa fretta, quando invece sarebbe meglio aspettare e portare pazienza.
Autunno, 1882. Sento in me una tal forza creativa che sono sicuro verrà il giorno in cui sarò in grado di produrre regolarmente ogni giorno cose buone. Passo di rado una giornata senza far niente, ma ciò che faccio non è ancora quello che vorrei. Mi capita tuttavia di provare l’impressione che ben presto sarò in grado di creare opere remunerative, e non mi stupirei se questo accadesse da un giorno all’altro. In ogni caso, sento che la pittura ridesterà ancora, indirettamente, qualcosa in me.
Settembre, 1888. Guardare le stelle mi fa sempre sognare, così come lo fanno i puntini neri che rappresentano le città e villaggi su una cartina. Perché, mi chiedo, i puntini luminosi del cielo non possono essere accessibili come quelli sulla cartina della Francia? Come prendiamo il treno per andare a Tarascona o a Rouen, così prendiamo la morte per raggiungere le stelle.
Settembre, 1888. Tu sei buono verso i pittori e, sappilo bene, più ci rifletto, più sento che non vi è nulla di più realmente artistico dell’amare il prossimo. (...) Per il momento non trovo ancora i miei quadri abbastanza buoni, in rapporto ai vantaggi che ho avuto da te. Ma quando saranno abbastanza buoni, ti assicuro che tu li avrai creati quanto me: il fatto è che noi li fabbrichiamo in due.
Esplorare la vita di Vincent mi fa capire quanto l'arte sia un filo sottile teso sopra un abisso. Van Gogh non era un folle che gettava colori a caso su una tela; era un uomo dotato di una sensibilità così profonda da risultare dolorosa per il mondo rigido in cui viveva. Per me, che vivo l'arte in modo emotivo ed emozionale e mi riconosco così tanto in questa ipersensibilità dell'anima, la sua storia è una carezza e una conferma. Ci ricorda che la vulnerabilità che a volte spaventa il mondo non è un difetto o una debolezza, ma la sorgente più pura e profonda della nostra creatività. Vincent era un uomo che, grazie alla dedizione d'amore di una donna che ha saputo ascoltare i suoi silenzi, oggi continua a parlare direttamente al cuore di ognuno di noi.